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Il CEMO ha organizzato l’11 dicembre in Italia un seminario dedicato a “Il futuro delle minoranze religiose in Medio Oriente”

L’11 dicembre si è svolto, all’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, il seminario “Il futuro delle minoranze religiose in Medio Oriente”, organizzato dal Centro di Studi sul Medio Oriente della Fundación Promoción Social (cemofps.org) e promosso dalla stessa Ambasciata e dal Religion & Security Council.

Il seminario, che si è svolto nel pomeriggio, è stato preceduto in mattinata da una conferenza stampa al Senato della Repubblica Italiana con l’intervento di alcuni degli esperti partecipanti tra cui Paola Binetti, senatrice e membro del board della Fondazione e la presidente della Fondazione, Jumana Trad.

Le parole di benvenuto e l’apertura del seminario sono state pronunciate dall’Ambasciatore Pietro Sebastiani e dalla presidente della Fundación Promoción Social , Jumana Trad.

Stiamo testimoni attraverso il nostro lavoro quotidiano in Medio Oriente, dei successi e dei fallimenti, dei progressi e delle battute d’arresto, delle speranze e delle frustrazioni della gente che ci vive. È urgente proporre soluzioni serie per la pace e impegni fermi per ristabilire l’autorità degli Stati, tenendo conto dell’importanza della libertà religiosa come strumento di coesione e integrazione delle diverse minoranze religiose con pari diritti a tutti i livelli (Jumana Trad)

La prima sessione, moderata da Roberto Fontolan di Stand Together, ha proposto una riflessione sulle sfide e sulle prospettive future delle minoranze religiose nelle aree di crisi; Pascale Warda, ex Ministro per l’Immigrazione e i rifugiati in Iraq, ha fatto riferimento alle principali sfide e difficoltà incontrate dai cristiani nel suo paese.

I cristiani per tornare in Iraq devono sentirsi al sicuro lì, la comunità internazionale deve lavorare per questo (Pascale Warda)

Rachid Mistrih, ministro regionale per Siria, Libano e Giordania della Custodia del Santo Sepolcro, ha parlato del drammatico esodo dei cristiani in Medio Oriente, e in particolare in Iraq, dove il numero dei cristiani è passato da un milione e mezzo nel 2006 a meno di centoquarantamila oggi. Di fronte all’esodo di massa dei cristiani in Medio Oriente, propone l’educazione come diritto fondamentale perché ogni persona possa svilupparsi, un’educazione integrale che forma l’uomo.

Viviamo la sfida di preservare la nostra identità di cristiani in Libano, Iraq, Siria, ecc. come una nostra propria identità e non come una situazione transitoria o come minoranze religiose (Rev. P. Rachid Mistrih)

Francesco Zannini del Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici (PISAI) ha esaminato il passato, il presente e le prospettive dei rapporti tra cristiani e musulmani nella regione.

I cristiani sono considerati cittadini di seconda classe nei paesi dove regna la Shariah (Francesco Zannini).

Il secondo tavolo, moderato da Emiliano Stornelli, Presidente del Religious & Security Council, ha affrontato la questione cruciale del ruolo dei cristiani nella risoluzione dei conflitti e nel dialogo interreligioso.

Laurent Basanese SJ, direttore del Centro di Studi Interreligiosi della Pontificia Università Gregoriana, è stato il primo a intervenire e ha sottolineato la necessità di un dialogo efficace.

Elie Al Hindy, professore all’Università di Notre Dame – Louaize, ha fatto appello al diritto alla libertà dei cristiani in Medio Oriente.

Ora che ci stiamo avvicinando al Natale, pensiamo che ci sono molti cristiani che non saranno in grado di vivere questa stagione di festa come dovrebbero. Il pericolo maggiore ora per i cristiani è la perdita di speranza. Abbiamo il diritto di vivere la nostra fede senza schizofrenia in piena libertà (Elie Al Hindy)

Abdellah Redouane, Segretario Generale del Centro culturale islamico d’Italia, è intervenuto dicendo che il dialogo tra le religioni non è fine a se stesso, ma deve garantire la reciproca esistenza e ha fatto appello alla necessità che i cristiani in Medio Oriente rimangano nella regione.

Un Libano, un Iraq e una Siria senza cristiani non è il Libano, l’Iraq e la Siria che conosco e amo (Dr. Abdellah Redouane)

Infine, Ambrogio Bongiovanni, docente di Dialogo Interreligioso e Interculturale presso la Pontificia Università Urbaniana, ha espresso la necessità di rafforzare la formazione per istituzionalizzare il dialogo interreligioso.

Il dialogo è una vocazione propria del cristianesimo, ma è ostacolato soprattutto nei luoghi di potere (Ambrogio Bongiovanni)

La terza sessione è stata dedicata alla protezione delle minoranze e alla discussione sul ruolo della comunità internazionale in questo ambito. Moderata da Marta Petrosillo, portavoce di Aiuto alla Chiesa che Soffre – Italia, ha partecipato Paola Binetti, membro del Senato della Repubblica in Italia e membro della Fundación Promoción Social , Agostino Borromeo, Luogotenente Generale dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme, Pascale Debanne, coordinatore regionale per il Medio Oriente della Sezione per i migranti e i rifugiati della Santa Sede.

Se l’accesso alla formazione è uno strumento necessario per la sopravvivenza di una minoranza, non è sufficiente: è necessario aiutare le minoranze a preservare la loro identità (Prof. Agostino Borromeo)

Pierluigi Mastrandea, in rappresentanza dell’Ufficio Diritti Umani presso la Direzione Generale Sicurezza e Affari Politici del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in Italia, che ha illustrato l’azione del governo italiano a sostegno delle minoranze religiose.

La Chiesa sta lavorando per assicurare il ritorno dei rifugiati nei loro paesi d’origine in condizioni di sicurezza e comprensione reciproca (Pascale Debanne).

Pierferdinando Casini, membro del Senato della Repubblica in Italia, ha concluso i lavori.

2018-12-13T11:49:16+00:0012 Dicembre, 2018|